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venerdì 14 aprile 2017

Tradizioni di Pasqua in Grecia


In Grecia la Pasqua è la festa religiosa più importante e vissuta con più partecipazione dai fedeli. Accanto ai riti religiosi, però, si svolgono anche tradizioni “pagane” che si tramandano da secoli e coinvolgono un po’ tutta la popolazione, a partire dai bambini.
La data della Pasqua ortodossa non sempre combacia con quella della Pasqua cristiana – è infatti diverso il modo di calcolarla. Per la chiesa cristiana, che segue il calendario gregoriano, Pasqua viene fissata di anno in anno nella domenica successiva alla prima luna piena (il plenilunio) dopo all'equinozio di primavera (il 21 marzo). La chiesa ortodossa segue invece il calendario giuliano differisce di tredici giorni rispetto a quello gregoriano, ma succede che le due date coincidano (come accade con la Pasqua 2010).

Una tradizione prettamente greca della Pasqua è quella di colorare e decorare le uova di rosso. La scelta del colore si rifà ad un’antica leggenda secondo cui Maria Maddalena, dopo essere stata al Sepolcro di Gesù e avendolo trovato vuoto, si recò dove erano riuniti i discepoli e annunciò loro la straordinaria notizia. Pietro, però, incredule le disse: “Crederò a quello che dici solo se le uova che hai nel paniere diventeranno rosse”. E subito le uova si tinsero di un rosso intenso. Il rosso è inoltre il colore del sangue di Cristo, della festa e un modo per tenere lontano il male. 

Le uova rosse vengono poi decorate con cera sciolta: uccellini, fiori, forme astratte. Molto importane è il cosiddetto “uovo della Madonna” ovvero il primo uovo che viene colorata in una casa e che viene messo nell’iconostasi della casa (tutte le case in Grecia hanno un luogo con un’icona della Madonna e un altarino a scopo di preghiera). 
Le celebrazioni della Pasqua sono precedute da sei domeniche di Quaresima, in cui si recitano preghiere particolari, la liturgia ha una propria specificità e i fedeli osservano particolari privazioni soprattutto alimentari - possono essere mangiati soltanto alimenti naturali, niente carni, latticini, pesci, o pollame. 

La domenica che precede Pasqua, la domenica delle Palme, è dedicata a Lazzaro. Il venerdì i ragazzini si adoperano per decorare dei cestini con fiori e bacche selvatiche, il sabato precedente la festa, indossati gli abiti locali tipici, girano di casa in casa cantando le canzoni tradizioni “kalanda” (canti tipici delle feste greche che si cantano accompagnati da tamburelli flauti e fisarmoniche) per Lazzaro ricevendo in cambio piccole offerte in denaro, frutta o altre cose semplici. Le canzoni celebrano la Resurrezione di Lazzaro, come episodio preliminare per la Resurrezione del Cristo. 

La domenica delle Palme viene chiamata “giorno della vita e della morte” ed è il primo giorno della Settimana Santa i cui si cucinano solo piatti a base di pesce. Questo giorno viene detto Κυριακή των Βαΐων (ton Vaion) che deriva da palma (βάγια) e ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme tra le palme festanti dei fedeli. Si usa anche addobbare le chiese con palme, mentre dopo la liturgia il sacerdote benedice e dà ai fedeli croci di palme che collocheranno vicino alle figure sacre nelle proprie case per essere protetti tutto l'anno. In varie città della Grecia durante la Domenica delle Palme si svolgono processioni moltoparticolari, come quella di Corfù che porta in giro per la città, addobbata con panni rossi stesi alle finestre di tutte le case, le Venerabili Spoglie di Agios Spyridion. È una tradizione che risale al 1630 in ricordo della peste che colpì la città nel 1629. Durante i primi tre giorni della Settimana Santa (da lunedì a mercoledì) in molte parti della Grecia non si mangia nulla e solo la sere si beve dell’acqua. In altre città., invece, si smonta il telaio della tessitura, oppure non ci si lava con il sapone. Il mercoledì solitamente la casa viene pulita da cima a fondo, mentre nel pomeriggio ci si reca in Chiesa per la “Sacra Unzione” ("efcheleon").

Il Giovedì Santo iniziano le vere e proprie celebrazioni pasquali. È il giorno in cui si colorano le uva di rosso e si preparano i “Koulorakia”, dolci tipici della Pasqua greca che sono impastati con differenti essenze, decorati con frutta secca e con figure varie fatte con lo stesso impasto (campane, campanelle, canestri, cestini, archetti, ovetti e "Lazzari", cioè figure dove risaltano le mani, i piedi e la testa). In serata, dopo la liturgia dei Dodici Vangeli, in cui il momento culminante è il “Niptiras” (Lavabo), le ragazze adornano l’Epitaffio, la bara che ospiterà il corpo di Cristo per la Deposizione, con ghirlande di fiori bianchi. Le tradizioni variano poi da città a città. Ad esempio a Kalymnos nel primo pomeriggio gli isolani si riuniscono per preparare con stracci e paglia il fantoccio del Giuda, che verrà appeso all’esterno della chiesa e resterà cosi fino a mezzogiorno del Sabato Santo, quando sarà bruciato tra urla e insulti sino al momento del suono delle campane per la Prima Resurrezione.


Il Venerdì Santo è il giorno del riposo e del digiuno, nonché il giorno del lutto. In Chiesa, la sera, si celebra il Vespro (”εσπερινός”) e dopo la funzione inizia la processione funebre dell’Epitaffio, la bara con il simulacro di Cristo, ricoperta di fiori, che viene portata in processione per le vie della città. Degli stendardi e una Croce precedono la bara, seguita dalla
banda che suona la marcia funebre, i sacerdoti cantori, il clero, le portatrici di profumi (“Μυροφόρες”), bambini che portano le immagini dei cherubini (“εξαπτέρυγα”) e i fedeli. Lungo tutto il percorso, i fedeli gettano fiori ed aromi profumati e tengono in mano una candela accesa. Anche per il Venerdì le celebrazioni si arricchiscono di tradizioni locali che variano di città in città. Ad Atene, ad esempio, un fantoccio del Giuda, che era stato precedentemente appeso su una barca al porto, fatto bruciare dopo la processione. In pochi minuti la sagoma brucia e cade interamente a mare: è il momento degli auguri dei fedeli.


Il Sabato è il giorno di preparazione per la grande festa che inizia a mezzanotte con la celebrazione della messa e l’annunciazione festosa della Resurrezione di Cristo. Durante la funzione ogni fedele ha acceso una candela di buon auspicio che deve portare a casa ancora accesa. Prima di entrare a casa i fedeli fanno una croce con il fumo della candela sull’infisso superiore della porta d’ingresso, accendono il lumicino che hanno innanzi alle immagini sacre o dei cari, mantenendolo acceso tutto l’anno sino alla prossima Resurrezione. Fatto questo si può consumare la tradizionale cena a base di uova rosse, zuppa Μαγειρίτσα  (in foto: maghiritsa, interiora di agnello tagliate piccolissime e bollite con cipolla, aneto e riso e condite con una salsa di uovo e limone: avgolemono), “koulourakia” e “tsourekia”. 


La Domenica di Pasqua si mangia l’agnello allo spiedo (“οβελίας”), la cui cottura assume le sembianze di un vero rito. È un’usanza antichissima che risale all’epoca in cui un incendio casualmente bruciò molti animali, così come raccontato da Omero nelle sue opere in cui si descrivono anche i lauti banchetti a base di carne arrosto che si facevano dopo il sacrificio agli dei.  Il giorno di Pasqua in tutta la Grecia, i cortili, i campi ed ogni spazio all’aperto vengono occupati dallo spiedo e dai “partecipanti al banchetto”. Le interiora dell’agnello sono già state usate per la zuppa del giorno precedente, la tradizionale Μαγειρίτσα (maghiritsa), oppure vengono fatte sempre allo spiedo per il Κοκορέτσι (kokoretsi). Gli uomini, seduti davanti agli spiedi disposti in fila l’uno dietro l’altro, si alternano nella lunga fase della cottura sin dalle prime ore del mattino, tra canti e balli della tradizione. È usanza ancora oggi indossare i costumi tradizionali locali. Il lunedì e il martedì che seguono la Pasqua sono ancora giorni di festa, che solitamente si festeggiano con gite fuori porta, scampagnate e manifestazioni locali.


Testo da GuidaGrecia

giovedì 9 marzo 2017

In cucina con Zorba: i dolmades

Nella cultura greca, grande importanza riveste il cibo. Elementi di storia risalenti all'Impero Ottomano si intersecano con elementi della tradizione popolare anche più recenti.
Le tradizioni culinarie sono simili in quelli che all'ora erano i territori dell'Impero Ottomano (Balcani, Africa settentrionale e Medio Oriente) e nei territori dell'Iran e dell'Asia Centrale, ma la terra della Grecia regala prodotti d'eccellenza che rendono unici questi piatti. Un esempio sono i "dolmades".
Il dolmà (dal turco doldurmak che significa "riempire") è un cibo tipico della cucina levantina e più in generale di tutte quelle aree comprese nell'ex-Impero ottomano (Balcani, Africa settentrionale e Medio Oriente), dell'Iran e dell'Asia Centrale.
La preparazione assume diversi nomi ad esempio in armeno: տոլմա (tolma), in lingua azera: dolma, in georgiano: ტოლმა (tolma), in greco: ντολμάς (dolmás) o ντολμαδάκι (dolmadáki), in fārsi: دلمه (dolmeh), in arabo: دوُلما (dolma), in turco: dolma.
Nella versione più comune e diffusa si tratta di involtini di foglia di vite (chiamati più precisamente yaprak dolma) farciti di carne macinata, riso o grano, o diversi tipi di verdure. Qualunque sia il loro ripieno, non mancano mai di spezie orientali. Spesso vengono serviti accompagnati da yogurt. Sono facilmente realizzabili anche da noi stessi a casa.
Ingredienti:

20/40 foglie di vite (dipende dalla loro grandezza) - 450 gr di carne macinata - 1 cipolla - 200 gr di riso (nella versione medievale c'è il farro) - 1 uovo - menta essiccata - 15 g di burro ammorbidito - prezzemolo fresco - succo di mezzo limone - pinoli (a piacere) sale - pepe

Preparazione:

  • Pulire e lessare in acqua salata le foglie di vite, per poi lasciarle scolare su un panno. Unire in un recipiente la carne, le cipolle tritate il riso e le spezie e a piacere i pinoli spezzettati.
  • Stendete la foglia di vite cotta sul piano di lavoro, avendo cura di posizionarla con la parte dello stelo rivolta verso l’alto.
  • Posizionare un cucchiaio di impasto al centro della foglia.
  • Arrotolare l’involtino partendo dal basso, fino a ricoprire il ripieno, quindi prendere i bordi laterali e piegarli fino alla metà.
  • Per finire, continuare a formare l’involtino arrotolandolo dal basso, finché risulterà un cilindro ben stretto.
  • Preparare una pentola alta formando sulla base uno strato di foglie di vite.
  • Disporre gli involtini nella pentola e versarvi sopra il burro precedentemente sciolto in una padellina.
  • Riempire quindi la pentola con acqua o brodo, coprire e lasciar cuocere per circa 2 ore. 
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  Η λέξη «ντολμά» είναι ένα ρηματικό ουσιαστικό του τουρκικής γλώσσας. Ειδικότερα, προκύπτει από το ρήμα doldurmak (=γεμίζω).
Ο ντολμάς (απαντάται και ως σαρμάς ή γιαρμάς) είναι φαγητό που ανήκει σε μια οικογένεια πιάτων με γεμιστά λαχανικά, και τον συναντάμε στην Ελληνική κουζίνα καθώς και στις κουζίνες της πρώην Οθωμανικής Αυτοκρατορίας και των γύρω περιοχών, όπως Ρωσία, Μέση Ανατολή, Καυκασία και Κεντρική και Νότια Ασία. Ίσως ο πιο γνωστός είναι αυτός που παρασκευάζεται με αμπελόφυλλα, ενώ στην Ελλάδα χρησιμοποιούνται επίσης φύλλα μαρουλιού και λάχανου για να τυλιχτεί η γέμιση. Εκτός Ελλάδας με τη λέξη ντολμάς αναφέρονται και γεμιστά πιάτα όπου γεμίζονται άλλα λαχανικά, όπως κρεμμύδι, κολοκυθάκια, μελιτζάνες, ντομάτα και πιπεριά. Οι ντολμάδες με κρέας γενικά σερβίρονται ζεστοί, συχνά με σάλτσα. Οι νηστίσιμοι γενικώς σερβίρονται κρύοι, αν και στο Ιράν τρώγονται και με τους δύο τρόπους. Νηστίσιμοι και μη συχνά τρώγονται με γιαούρτι.


Η γέμιση αποτελείται συνήθως από ρύζι, κιμά ή σιτάρι. Σε κάθε περίπτωση, η γέμιση περιλαμβάνει κρεμμύδι, μαϊντανό, βότανα και μπαχαρικά. Τα νηστίσιμα γεμιστά είναι μαγειρεμένα με ελαιόλαδο και περιλαμβάνουν σταφίδες, κρεμμύδι, ξηρούς καρπούς ή όσπρια.
Ο ντολμάς είναι συνήθως ένα γεμιστό λαχανικό. Λόγου χάριν, τα γεμιστά κολοκυθάκια, η γεμιστή ντομάτα, πιπεριά ή μελιτζάνα, όπως και τα γεμιστά από σκουμπρί, καλαμάρια και μύδια καλούνται επίσης «ντολμά». Πιάτα που περιλαμβάνουν φύλλα περιτυλίγματος όπως τα αμπελόφυλλα, λαχανοντολμάδες ή γύρω από ένα γέμισμα ονομάζονται sarma αν και σε πολλές γλώσσες η διάκριση αυτή δεν γίνεται συνήθως. Ο όρος «σάρμα» προέρχεται από το τουρκικό ρήμα sarmak που σημαίνει «τυλίγω». Άλλες παραλλαγές προκύπτουν από την τουρκική λέξη για το «φύλλο», yaprak.Ο ντολμάς μπορεί να μεγειρευτεί με ελαιόλαδο, ή ακόμη χωρίς κιμά, πιάτο που μερικές φορές ονομάζεται γιαλατζί (τουρκ. yalancı) που σημαίνει «ψεύτης» ή «ψεύτικος» στα .[3]«Ψεύτικο» πιάτο επειδή ακριβώς δεν περιέχει κρέας. Σε ορισμένες χώρες, η κοινή ονομασία για το πιάτο είναι ένα δάνειο της λέξης Ντολμά ή yaprak, σε άλλους είναι μια calque, και μερικές φορές συνυπάρχουν οι δύο με διαφορετικές σημασίες: αλβανικά: japrak, Αραβικά: محشي (maḥshi, «γεμιστό») ή دولمة (Ντολμά), محشي ورق عنب (maḥshī waraq inab,« γεμιστά φύλλα»), κουρδικά:Ντολμά (دۆلمە), yaprakh (یاپراخ). Στο συριακό Χαλέπι, η λέξη yabraq (يبرق) αναφέρεται σε ντολμαδάκια, ενώ η λέξη maḥshī (محشي) αναφέρεται σε λαχανοντολμάδες και γεμιστά.

Υλικά
• 60 - 70 τρυφερά αμπελόφυλλα (250 γρ. περίπου)
• 2½ φλυτζ. τσαγιού ρύζι καρολίνα
• 2 κρεμμύδια ψιλοκομμένα
• 2 ματσάκια κρεμμύδια χλωρά σε ροδέλες
• 1 ματσάκι άνηθο
• ½ ματσάκι μαϊντανό ψιλοκομμένο
• 5 - 6 φύλλα δυόσμο
• 1½ φλυτζ. τσαγιού ελαιόλαδο
• 2 λεμόνια (το χυμό τους)
• αλάτι - φρεσκοτριμμένο πιπέρι
Εκτέλεση

Αν έχουμε φρέσκα αμπελόφυλλα, τα ζεματάμε για 2' - 3' σε βραστό, αλατισμένο νερό, κι έπειτα τα βγάζουμε με τρυπητή κουτάλα σ᾿ ένα μπολ με κρύο νερό. Όταν τα ζεματίσουμε όλα, τα στραγγίζουμε σ᾿ ένα τρυπητό και αφαιρούμε με ένα κοφτερό μαχαιράκι, τα κοτσάνια και τυχόν χοντρά νεύρα, που μπορεί να έχουν κάποια απ᾿ τα φύλλα μας. Αν έχουμε δικά μας αμπελόφυλλα σε άλμη, κατεψυγμένα ή κονσέρβας, τα βγάζουμε από το βάζο ή τη σακούλα, τα βάζουμε σε τρυπητό, τα ξεπλένουμε με κρύο νερό και τ᾿ αφήνουμε να στραγγίσουν καλά. Σε μια κατσαρόλα, σε μέτρια φωτιά, ζεσταίνουμε το ½ φλυτζάνι λάδι και σοτάρουμε όλα τα κρεμμύδια, για 3' - 4', μέχρι να γυαλίσουν. Στη συνέχεια, ρίχνουμε μέσα το ρύζι, πολύ καλά πλυμένο και στραγγισμένο, ανακατεύουμε για 1' - 2' να λαδωθεί καλά, ρίχνουμε 2 κούπες νερό, κι ανακατεύουμε. 

Το βράζουμε σε μέτρια θερμοκρασία για 4' - 5', το αποσύρουμε από τη φωτιά, το σκεπάζουμε με καθαρή, βαμβακερή πετσέτα, και το καπάκι της κατσαρόλας. Το αφήνουμε να σταθεί, τουλάχιστον 10'. Στη συνέχεια, αδειάζουμε την κατσαρόλα με το ρύζι, στο μπολ με τα μυρωδικά, αλατοπιπερώνουμε και ανακατεύουμε. Παίρνουμε ένα - ένα τα αμπελόφυλλα, στην παλάμη μας ή σε ξύλο κοπής, (με τα νεύρα προς τα πάνω και την γυαλιστερή πλευρά προς τα κάτω), βάζουμε στο κέντρο 1 κουταλιά γέμιση, διπλώνουμε τα πλαϊνά προς τα μέσα και κλείνουμε τυλίγοντας ρολαριστά τον ντολμά.   Στρώνουμε τον πάτο της κατσαρόλας με αμπελόφυλλα, (χρησιμοποιούμε τα σχισμένα και σπασμένα φύλλα), τοποθετούμε τους ντολμάδες τον έναν δίπλα στον άλλο, στη σειρά. Όταν στρώσουμε την πρώτη σειρά, συνεχίζουμε με τη δεύτρερη και τρίτη αν χρειαστεί, μέχρι να τους τελειώσουμε όλους.        Ρίχνουμε στην κατσαρόλα το υπόλοιπο λάδι, το χυμό των λεμονιών, προσθέτουμε χλιαρό νερό, μέχρι να σκεπαστούν όλοι καλά, ακουμπάμε ένα πιάτο επάνω στους ντολμάδες, (για να μη μας διαλυθούν στο βράσιμο) και τους μαγειρεύουμε σε μέτρια φωτιά, για περίπου 45' ως 60'. Δοκιμάζουμε αν το ρύζι έχει βράσει, κι αν τα φύλλα είναι μαλακά και όταν είναι έτοιμοι, τους αποσύρουμε από τη φωτιά. Τους αφήνουμε να κρυώσουν λίγο, μέσα στη κατσαρόλα και τους σερβίρουμε ζεστούς ή κρύους, σκέτους ή με μια σάλτσα γιαουρτιού, ή και τζατζίκι.(faghta-giagias.blogspot.com)